sullo strumento laboratorio politico

“La prima idea ‘n va mae lassata” e dunque pubblichiamo questa prima bozza che giutifica l’adozione dello strumento del laboratorio politico per la festa di Rifondazione Comunista di Montegabbione. Anche se avrà il solo effetto positivo di far scalare la caricatura di Ahmadinejad, ben venga!

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laboratorio politico prima bozza (già buona)
Può sembrare una scelta dal sapore retrò, ma “dentro questo tempo grigio”, caratterizzato più da crisi che da sviluppo, sia delle scienze sociali, sia del pensiero economico che delle teorie politiche, la necessità di ripensare il modo di organizzazione e di lotta diventa indispensabile. Tale ripensamento non può fondarsi in maniera stabile se non su una sistematica composizione, dissodamento, escavazione che porti a nuove elaborazioni che non siano l’emissione quotidiana di sentenze di condanna di una realtà che non ci convince. Portarsi appresso, dunque, il “peso” del passato per rimettere in piedi un processo di costruzione consapevole di un pensiero politico, necessariamente transitorio, che superi la modalità del “fare teoria per la mancanza di teoria”. L’idea quindi è quella della costruzione di un luogo in cui possano essere eseguiti esperimenti, ricerche e misure, in cui avviare seguire e controllare processi, in questo luogo la politica diventa oggetto attorno al quale raccogliere forze per costruire strumenti di diffusione di idee, conoscenze, saperi e pratiche.Il laboratorio politico come luogo di riflessione dove si confrontano forze, competenze, specialismi per riuscire a pensare su proprie analisi, per coniugare, all’interno del proprio lavoro, rilevazione di dati e scatti di pensiero nel complesso lavoro di tenere insieme ricerche, pratiche e teorie. Il nostro laboratorio politico però non vuole essere tribuna neutra in cui i punti di vista si affiancano, ma non si incontrano, piuttosto partendo dalla parzialità delle varie posizioni si cercherà di dare un contributo costruttivo alla ridefinizione (rifondazione) di quel complesso e frastagliato arcipelago che è oggi la sinistra. Il laboratorio diventa così struttura, uno dei possibili modi di organizzare le idee della sinistra, un pensare collettivo che parta come detto da saperi speciali, da approcci volutamente parziali, da competenze disciplinari, da punti di vista impegnati e militanti. Può sembrare ambizioso e fuori luogo, il terzo millennio ci presenta una fase di di imperante miseria della pratica politica, siamo dentro il conclamato impoverimento del pensiero politico, siamo dentro tentativi di analisi che per lo più si traducono in personalistica messa in piazza della propria mediocrità talmente evidente da non necessitare camuffamenti: si parte dal presupposto che la fondazione della propria ricerca non è l’analisi, ma il nostro io che non riesce, e secondo me in tanti casi non vuole più, diventare collettivo e dunque risulta inutile. La deriva istituzionale, le spinte sociali che non trovano sbocchi e rappresentanze devono essere contrastate da un impegno quotidiano per il cambiamento che sappia svincolarsi dalle urgenze e dagli affanni per tracciare nuove traiettorie e pratiche pur partendo dalla tradizione. Dobbiamo avere il coraggio di uscire da una fase di risparmio delle idee che ha prodotto stagnazione teorica e paralisi pratica. Partendo dalla necessità di aderire alla singola concretezza dei problemi giornalieri (vedi partito sociale)e delle situazioni amministrative, partendo dai dai mutamenti nelle manifestazioni del rapporto capitale\lavoro, dobbiamo tornare a ragionare le grandi questioni collettive. Il laboratorio tenta di produrre sapere politico, tenta di produrre strumenti e competenze per cogliere la trasformazione nel mentre viene prodotta, tenta di stimolare complessità teorica con saperi particolari che producano ricerca articolate dentro una cornice comune riconoscibile. Si cercherà di produrre idee rimanendo ancorati alla realtà di fatto ed alle tendenze di sviluppo. La scelta dei temi e dei campi di ricerca tra la realtà della politica quotidiana ed i grandi temi teorici risulterà tanto complicato quanto centrale, lo scopo rimane produrre quel salto necessario e la materia politica per aumentare consapevolezza dei problemi, cultura critica, idee guida che sappiano produrre una frattura rispetto ad un quotidiano che vede la sinistra ripiegarsi ormai oltre se stessa.

  • Si partirà da un disagio, una evidenza male interpretata o volutamente strumentalizzata, da una questione aperta e non risolta, da un problema. Il primo passò sarà circoscrivere e capire oltre il consueto, il banalizzato oltre la risposta precostituita legata alle logiche neoliberiste o del pensiero unico.
  • Si cercherà poi di sintetizzare una idea da sottoporre a critica, tale sintesi sarà espressa per parole chiavi o anche per concetti essenziali.
  • Si useranno poi dati e numeri liberati dalle catene della dimostrazione di teorie precostituite, si tornerà all’analisi dei fatti, degli atti, delle strutture.
  • A questo punto è giusto introdurre i diversi pareri e posizioni frutto anche di appartenenza e impegno politico.
  • La parte finale, aperta e volutamente non conclusiva, ma che non si sottragga alla responsabilità della proposta politica compiuta, deve necessariamente essere anticipatrice, proporre pratiche e modi, trarre dagli avvenimenti teorie e pratiche per contrastare l’attuale imperante e dominante modello di produzione e di sviluppo.
BUON LAVORO A TUTTI e AVANTI POPOLO!

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