quand’ ho ditto ho scritto! sul dialetto e forse sulla lega

Capeglie a spaglio

Lo scopo di questo articolo non è accademico, non tentiamo di trovare scientificamente campi d’azione specifici, né tantomeno intendiamo denigrare l’azione dei tanti teatri dialettali umbri (citiamo la scuola magionese tanto per farci capire) che anzi secondo noi interpretano e usano il dialetto con il “giusto spirito”.

Tifo+(002)Il “giusto spirito” si richiama al parlato, dovessimo dire i pregi del dialetto diremmo la freschezza e l’immediatezza, forse per i più anziani anche la nostalgia, sicuramente l’assenza di regole, un apprendimento informale non legato ad uno schema ad un metodo qualsiasi che si preoccupi di riprodurlo, ma alla quotidianità, alla necessita. Il suo uso è legato ad un immediata utilità, l’appartenenza ad un consorzio sociale di cui si vuole fare parte con cui si costruiscono relazioni grazie anche a questo mezzo. Per me il dialetto non si recupera dopo aver imparato l’italiano, semplicemente si usa per “scambiare” con altre persone, qualunque sia il fine delle relazioni, discorso a parte meriterebbe la gestualità associata al dialetto che in qualche modo ne integra i vocaboli, aggiunge, ad un vocabolario che può contare su un parco parole non vastissimo, ma caratterizzato anche dalla espressività. In qualche modo per chi proviene dal mondo contadino (luogo privilegiato del dialetto ma non esclusivo, un mondo che poco scambiava con l’esterno, un mondo di emigrati e non immigrati fino a qualche anno fa), lo studio della lingua italiana forniva strumenti per l’uso del dialetto, che non aveva una grammatica scritta. Il dialetto rimane comunque vivo, fortissimamente tradizionale, contemporaneamente modificato dall’uso, che non si limita semplicemente ad ammettere neologismi (con molta lentezza, ma lo considero un pregio), ma che modifica la propria codifica senza la necessità di essere codificato, rifiuta le grammatiche. Insisto nel dire che il dialetto di cui parlo (e che parlo) non ha strette parentele con il dialetto studiato in alcuni circoli che in qualche modo recuperano storia e ragionano senza quel principio di utilità quotidiana di cui parlavo sopra, ma ragionano in termini di conservazione, di memoria, di diga contro tutti i modernismi. Se volete posso anche ammettere che entrambe le funzioni erano importanti.terzarassegnaTeatroDialetta Se penso ad uno spettacolo tipo Beniamino Ciofetta Appaltatore, non penso al piacere della rievocazione di una lingua usata qualche anno prima o allo sdoganamento di un modo di parlare che pretende dignità o al recupero tradizionale di qualcosa che può smarrirsi, ma penso ad un opera teatrale divertente di cui capisco parole ed espressioni, perché come dicevo il dialetto si nutre d’espressioni.

In qualche modo la forza del dialetto sta anche nel fatto che non si veniva giudicati nel parlarlo, non c’era la scuola che valutava quanto e se eri bravo, non c’erano correzioni, non c’erano voti, c’era la necessità di comunicazione, di capirsi. Il dialetto non sai come scriverlo, è soprattutto parlato, interpretato, affonda le radici anche nell’analfabetismo (sto volutamente ignorando la poesia e la prosa dialettale che merita un capitolo a parte). Il bisogno del dialogo fuori dal proprio territorio generava la necessità di parlare una lingua comune comprensibile ad altri, quasi universale nel suo risolvere una necessità.

Se è vero questo, la proposta leghista d’insegnamento del dialetto, secondo me, volente o nolente, nasconde e significa qualcosa di più della semplice rivendicazione “nordista” o territoriale, e cioè la deriva culturale isolazionista, protezionista, antisociale, che vorrebbe il mondo ricondotto ad un feudalesimo peggiorativo in cui la nostra sicurezza passa attraverso l’innalzamento di barriere, fisiche e mentali, che più che tenere fuori il diverso ci rinchiudono dentro prigioni neanche tanto dorate.

Anche qui la sinistra ha bisogno di reinterpretarsi o se volete ritrovare un pezzo del ragionamento sulla sua esistenza e utilità, non basta essere contrari ad una proposta con una vaghezza che si richiama a principi simili e perciò concorrenziali alla cultura di destra che sta diventando egemonica, ed anche per questo continuo a ripetervi:

AVANT’ POPLO!

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