Il dolce naufragare di Sinistra e libertà

Dopo i Verdi, i Socialisti: tutti in fuga da SeL. Vuoi vedere che alla fine torna Rifondazione?
Non c’è pace per Sinistra e libertà. Il progetto nato in occasione delle ultime europee con l’ambizione di creare una forza di sinistra, diversa ma naturalmente alleata al Partito democratico, mai come oggi rischia il naufragio.
La prima (e significativa) falla nell’arca di SeL s’è aperta con il congresso dei Verdi e con la vittoria della linea identitaria di Bonelli a scapito del progetto unitario della Francescato e di Cento. Un colpo di scena che ha provocato l’uscita del Sole che ride dal percorso verso un partito unico guidato da Nichi Vendola. E che nei prossimi giorni esplicherà tutti i suoi effetti, visto che il nuovo esecutivo ecologista ha chiesto il ritiro di tutti i dirigenti da Sinistra e libertà. Ora toccherà decidere a Francescato e soci se uscire dal partito oppure accettare di essere minoranza, ovviamente con tutti i benefici del caso, dalle poltrone ai fondi. Ebbene, per ora i Verdi sconfitti prendono tempo, non facendosi attirare dalle sirene dei vendoliani. Gli ex di Rifondazione infatti hanno subito rilanciato con la proposta di un congresso anticipato a dicembre, subodorando il rischio di un rompete le righe generalizzato.
Tuttavia l’unica cosa che sono riusciti a portare a casa è un’assemblea costituente, il prossimo 18 dicembre a Napoli, che dovrebbe però essere solo un atto propedeutico alla costituzione di un nuovo partito e non un congresso vero e proprio. Un compromesso al ribasso, nato dai dubbi e le incertezze di altri soci fondatori.
Oltre ai verdi minoritari infatti anche i socialisti di Riccardo Nencini non sono affatto convinti della nuova avventura. In un’intervista a Terra, il segretario socialista ha ribadito che non ci pensa proprio a sciogliere il partito e che l’unica cosa che può garantire è il rispetto della procedura standard: prima le regionali di marzo, poi il congresso socialista e, se la sua linea passa a maggioranza, lo scioglimento in Sinistra e libertà. Un percorso lunghissimo, che rischia di terminare quando il partito in fieri vendoliano sarà già abortito. Non a caso c’è chi sostiene che Nencini non fa altro che prendere tempo per sabotare il progetto.
I più maligni dicono che conti l’accordo che ha chiuso col Pd toscano per la sua rielezione nelle liste democratiche (oltre a segretario socialista Nencini è anche presidente del consiglio regionale toscano). Per gli oppositori interni, ovvero Bobo Craxi, la verità è che la maggioranza degli iscritti socialisti sarebbe contraria all’ipotesi di scioglimento in SeL e preferirebbe invece una linea più identitaria. Alla Verdi, per intenderci.
Sta di fatto che a volere la nascita di un partito della sinistra in tempi brevi si ritrovano davvero in pochi. Tanto che gli stessi vendoliani, i più strenui sostenitori del progetto SeL, cominciano ad essere stufi dei continui rimandi e iniziano a guardarsi intorno.
La strategia è quella di forzare e andare subito a un congresso fondativo, con tutti quelli che ci stanno, anche se questo significa perdere dei pezzi.
Poi, a guida di un partito vero, Vendola potrebbe cominciare a trattare con le altre forze del centrosinistra. Col Pd certo, ma non solo. Fonti vicine al governatore pugliese rivelano che nelle ultime settimane è ripartito il dialogo con l’ex compagno di partito e segretario del Prc, Paolo Ferrero.
Lo confermano sia l’ingresso nella segreteria di Rifondazione di due ex dirigenti vendoliani rimasti nel partito che le parole di Gennaro Migliore: «Il progetto isolazionista di Ferrero è fallito e per noi non ci sono problemi a discutere di un eventuale riavvicinamento per dare voce a un popolo di sinistra che rischia di essere orfano». Insomma, un clamoroso ritorno all’unità della sinistra radicale.
Gianni Del Vecchio dal quot. Europa

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