Anticomunismi – Capitolo 1

L’anticomunismo interno (più facile oggigiorno che uno c’è, che ce fa’)

Tratto comune di qualunque momento della storia del comunismo è il superamento delle scissioni fra le fila dei compagni, scissioni per lo più determinate non tanto dalla necessaria collaborazione con i partiti socialdemocratici, necessaria per rendere efficace la lotta per la pace, per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori, per salvaguardare e ampliare i loro diritti e le libertà democratiche, ma anche nella lotta per la conquista del potere e per la costruzione della società socialista, ma da tendenze di asservimento all’ideologia borghese dominante. Questa si presenta all’interno delle fila comuniste sotto forma di revisionismo o sotto forma di opportunismo di destra. Rancori e litigiosità attraversano la nostra storia a volte velate di settarismo a volte di collaborazionismo. Varie sono le manifestazioni e le argomentazioni, la più forte rimane quella della necessità di tenere conto delle più recenti condizioni di sviluppo della società e della lotta di classe che rende superati alcuni concetti base del comunismo. L’idea è di diminuire la portata rivoluzionaria, di negare l’imperialismo, di negare la necessità storica delle organizzazioni comuniste, di smobilitare i lavoratori, di negare la funzione del partito. Altrettanto nefasto risulta il dogmatismo, per non parlare del settarismo che hanno l’effetto più immediato nell’allontanare i comunisti dalle masse, da larghi strati della popolazione che dovrebbero rappresentare. Condannano questi soggetti, potenzialmente antisistemici, ad un’attesa passiva, li spingono verso avventure estremiste che li isolano. Questi impediscono la comprensione ed il miglior utilizzo dei mutamenti di scena. Proprio per questi effetti vanno combattuti duramente e conseguentemente.
La battaglia contro settarismo, dogmatismo e revisionismo assume oggi carattere centrale, visti gli effetti, prima che la parcellizzazione impedisca di recuperare la capacità necessaria di organizzazione delle masse rivoluzionarie.
Il partito comunista deve rimanere indipendente nell’elaborazione politica, confrontandosi con le condizioni del paese in cui opera. Deve altresì coordinarsi con gli altri partiti comunisti per formare un unico esercito internazionale del lavoro. L’unità tra i partiti comunisti e dentro i partiti comunisti risulta fondamentale per la costruzione del comunismo. Se non si riesce a recuperare questo spirito si sia almeno collegiali nel tentativo di ripartire dall’unità per dare ai lavoratori la sensazione di coerenza ed efficacia. (In tutta questa confusione ci spiegate che cosa c’entrano le aperture a Sel e l’antiberlusconismo con precipitazioni casiniane o dalemiane? La cosa non è fondamentale visto l’assunto collegiale, ma le ultime mosse ci sembrano sbagliate sia dal punto di vista politico che tattico, posto che dobbiamo ripartire a costruire consenso. Le ultime scelte con le relative reazioni parlano di polverizzazione, in fondo in fondo, probabilmente vale il detto polvere siamo e polvere ritorneremo). Dobbiamo abbandonare anche la senzazione di sconfitta che ci portiamo dietro come orpello scaccia elettorato e consensi. Ripartiamo da poco, ma ripartiamo da qualcosa, i comunisti non esistono in funzione antiberlusconiana, ma sono antiberlusconiani per necessità politica.

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