oggi 20 luglio 2011 – contributo del compagno fabio

“[…]e Carlo fino all”ultimo è rimasto davanti fino al alzarsi con un estintore in primo piano Lui ha ci ha insegnato a vedere cos’è un Essere Umano”

Assalti Frontali

Da ore infuria la battaglia, resistiamo e rispondiamo alla violenza repressiva che ci si è scatenata addosso all’improvviso, ben lontani dalla zona rossa. La “linea del fronte” più o meno si è attestata all’altezza del sottopassaggio della ferrovia, è un inferno. Andiamo davanti, facciamo resistenza e poi dietro, a respirare aria, a pulirci occhi e pelle che bruciano maledettamente (già i gas CS sono vietati dalla Convenzione di Ginevra come armi di guerra, ma possono essere utilizzati in Italia contro i manifestanti), a bere qualcosa per spegnere l’incendio che arde in gola. A riprendere forze e coraggio, perchè davanti i fratelli e le sorelle cadono violentati dai manganelli di Stato e dai lacrimogeni sparati come proiettili.

Lo slargo nella parte di via Tolemaide è un brulicare di uomini e donne, retrovia di una battaglia impari, infermeria a cielo aperto, cuore di una collettività che si ribella. Sto riprendendomi dall’ennesimo conato di vomito, quando da Via Caffa arriva una marea umana che urla. Disperazione, rabbia. “Hanno ammazzato un ragazzo…Hanno sparato a uno dei nostri…hanno ammazzato”parole terribili che s’allargano tra la folla. Brividi. Un “nooooo” colletivo, da migliaia di bocche, che sembra voler spaccare anche il cielo…

Piazza Alimonda, Genova, ore 17.25, una pallottola di Stato ha ucciso Carlo Giuliani. Ha ucciso uno di noi, ha ucciso una parte di noi. Perchè quel pomeriggio tutte e tutti siamo Carlo.

Il dolore si trasforma in rabbia. Il cielo è oscurato dalle pietre, urla di ribellione e dolore riempono aVia Tolemaide, le forze dell’ordine scappano fino alla Stazione di Principe…

Poi la sera al Carlini. Gente squarciata dappertutto. Su un muro un infinito cartellone dove si segnalano le compagne e i compagni che che non han fatto ritorno. L”elicottero che continua a minacciarci volando basso. L’assemblea, condensato di emozioni, pianti, tensione. “Bella Ciao” che si alza al cielo mentre le lacrime inumidiscono gli occhi di tante e tanti; mentre i pugni si stringono; mentre i cuori si uniscono; mentre nella gola si strozza l’emozione; mentre nelle teste scorrono l’immagini di una giornata terribile. In un angolo i madrilegni sono disperati perchè pensano che il ragazzo ucciso sia uno di loro di cui nessuno sa più niente…poi arriva la notizia. Il ragazzo assassinato si chiama Carlo Giuliani, 23 anni, di Genova.

20 luglio 2001.
C’ero. Lo rivendico. Non dimentico
Verità e giustizia per Carlo Giuliani

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