miseria della filosofia

“Gli economisti dicono agli operai: Non coalizzatevi. Coalizzandovi, voi ostacolate il progresso regolare dell’industria, impedite agli industriali di soddisfare le ordinazioni, turbate il commercio e affrettate l’invasione delle macchine, le quali, rendendo il vostro lavoro in parte inutile, vi costringono ad accettare un salario ancora più basso.
D’altronde, avete un bel darvi da fare, il vostro salario sarà sempre determinato dal rapporto delle braccia richieste con le braccia offerte, ed è uno sforzo ridicolo quanto pericoloso mettervi in rivolta contro le leggi eterne dell’economia politica.
I socialisti dicono agli operai: Non vi coalizzate, perché in fin dei conti, cosa vi guadagnereste? Un aumento dei salari? Gli economisti vi proveranno fino all’evidenza che quei pochi soldi che guadagnereste per un breve tempo, in caso di successo, saranno seguiti poi da un ribasso durevole. Abili calcolatori vi proveranno che occorreranno degli anni solo per rifarvi, mediante un aumento dei salari, delle spese necessarie per  organizzare e mantenere le coalizioni. E noi vi diciamo, in qualità di socialisti, che a parte questa questione di denaro voi resterete ugualmente gli operai, e i padroni resteranno sempre i padroni, come prima. Così, niente coalizioni, niente politica; fare delle coalizioni, infatti, non è forse fare della politica?
Gli economisti vogliono che gli operai restino nell’ambito della presente società quale essa si è formata, e quale essi l’hanno delineata e suggellata nei loro manuali.
I socialisti vogliono che gli operai lascino stare la vecchia società, per poter entrare in quella nuova, che essi hanno loro preparata con la previdenza.
Malgrado gli uni e gli altri, malgrado i manuali e le utopie, le coalizioni non hanno cessato un istante di progredire e di ingrandirsi con lo sviluppo e l’espansione dell’industria moderna. Cosicché si è giunti ormai a stabilire il principio che il grado di sviluppo delle coalizioni in un paese segna nettamente il rango che esso occupa nella gerarchia
del mercato mondiale. L’Inghilterra, dove l’industria ha raggiunto il più alto grado di sviluppo, ha le coalizioni più vaste e meglio organizzate.
In Inghilterra non ci si è limitati a coalizioni parziali, che avessero semplicemente per scopo uno sciopero passeggero, e che scomparissero con esso. Si sono formate coalizioni permanenti, trades unions, che servono da baluardo agli operai nella loro lotta contro gli imprenditori. E, al momento attuale, tutte queste trades unions locali
trovano un punto d’unione nella National Association of United Trades [17], il cui comitato centrale risiede a Londra, e che conta già ottantamila membri. La formazione di questi scioperi, coalizioni, trades unions fu contemporanea alle lotte politiche degli operai, che costituiscono ora un grande partito politico, sotto il nome di Cartisti.
I primi tentativi degli operai per associarsi tra loro assumono sempre la forma di coalizioni.
La grande industria raccoglie in un solo luogo una folla di persone sconosciute le une alle altre. La concorrenza le divide, nei loro interessi. Ma il mantenimento del salario, questo interesse comune che essi hanno contro il loro padrone, li unisce in uno stesso proposito di resistenza: coalizione. Così la coalizione ha sempre un duplice scopo, di far cessare la concorrenza degli operai tra loro, per poter fare una concorrenza generale al capitalista. Se il primo scopo della resistenza era solo il mantenimento dei salari, a misura che i capitalisti si uniscono a loro volta in un proposito di repressione, le coalizioni, dapprima isolate, si costituiscono in gruppi e, di fronte al capitale sempre unito, il mantenimento dell’associazione diviene per gli operai più necessario ancora di quello del salario. Ciò è talmente vero, che gli economisti inglesi rimangono stupiti a vedere come gli operai sacrifichino una buona parte del salario a favore di associazioni che, agli occhi di questi economisti, erano state istituite solo a favore del salari. In questa lotta – vera guerra
civile – si riuniscono e si sviluppano tutti gli elementi necessari a una battaglia imminente. Una volta giunta a questo punto, l’associazione acquista un carattere politico.
Le condizioni economiche avevano dapprima trasformato la massa della popolazione del paese in lavoratori. La dominazione del capitale ha creato a questa massa una situazione comune, interessi comuni. Così questa massa è già una classe nei confronti del capitale, ma non ancora per se stessa. Nella lotta, della quale abbiamo segnalato solo alcune
fasi, questa massa si riunisce, si costituisce in classe per se stessa. Gli interessi che essa difende diventano interessi di classe. Ma la lotta di classe contro classe è una lotta politica.
Nella borghesia dobbiamo distinguere due fasi: quella durante la quale essa si costituì in classe sotto il regime della feudalità e della monarchia assoluta, e quella in cui, ormai costituitasi in classe, rovesciò la feudalità e la monarchia per fare della società una società borghese. La prima di queste fasi fu la più lunga e richiese i più grandi sforzi. Anche la borghesia aveva cominciato con coalizioni parziali contro i signori feudali.
Si sono fatte molte ricerche per descrivere le differenti fasi storiche che la borghesia ha percorso, dal comune fino alla sua costituzione come classe.
Ma quando si tratta di rendersi esattamente conto degli scioperi, delle coalizioni e delle altre forme nelle quali i proletari realizzano davanti ai nostri occhi la loro organizzazione come classe, gli uni sono presi da un timore reale, gli altri ostentano uno sprezzo trascendentale.
Una classe oppressa è la condizione vitale di ogni società fondata sull’antagonismo delle classi. L’affrancamento della classe oppressa implica dunque di necessità la creazione di una società nuova. Perché la classe oppressa possa affrancarsi, bisogna che le forze produttive già acquisite e i rapporti sociali esistenti non possano più esistere le une a
fianco degli altri. Di tutti gli strumenti di produzione, la più grande forza produttiva [18] è la classe rivoluzionaria stessa. L’organizzazione degli elementi rivoluzionari come classe presuppone l’esistenza di tutte le forze produttive che potevano generarsi nel seno della società antica. Ciò vuol dire forse che dopo la caduta dell’antica società ci sarà una nuova dominazione di classe, riassumentesi in un nuovo potere politico? No.
La condizione dell’affrancamento della classe lavoratrice è l’abolizione di tutte le classi, come la condizione dell’affrancamento del “terzo stato”, dell’ordine borghese fu l’abolizione di tutti gli stati[*18] e di tutti gli ordini. La classe lavoratrice sostituirà, nel corso dello sviluppo, all’antica società civile un’associazione che escluderà le classi e il loro antagonismo, e non vi sarà più potere politico propriamente detto, poiché il potere politico è precisamente il compendio ufficiale dell’antagonismo nella società civile.
Nell’attesa, l’antagonismo tra il proletariato e la borghesia è uno lotta di classe contro classe, lotta che, portata alla sua più alta espressione, è una rivoluzione totale. D’altronde, bisogna forse stupirsi che una società basata sull’opposizione delle classi metta capo alla contraddizione brutale, a un urto corpo a corpo come sua ultima conclusione?Non si dica che il movimento sociale esclude il movimento politico. Non vi è mai movimento politico che non sia sociale nello stesso tempo. Solo in un ordine di cose in cui non vi saranno più classi né antagonismo di classi le evoluzioni sociali cesseranno d’essere rivoluzioni politiche. Sino allora, alla vigilia di ciascuna trasformazione generale della società, l’ultima parola della scienza sociale sarà sempre:

“Il combattimento o la morte; la lotta sanguinosa o il nulla. Così, inesorabilmente, è posto il problema.”
George Sand

*17. Cioè quelli di allora: i fourieristi in Francia, gli owenisti in Inghilterra. F.E. [Nota di Engels all’edizionetedesca del 1885.]

17. L’attività di questa Associazione nazionale dei sindacati uniti, fondata nel 1845, si limitava alla lottaeconomica per migliorare le condizioni salariali e la legislazione sulle fabbriche. Essa esisté fino agli inizi degli annisettanta, ma già dopo il 1851 non aveva più molta importanza nel movimento sindacale inglese.

18. Qui Marx non distingue ancora nettamente, come farà più tardi, tra “strumenti di produzione” e “forze produttive”.

*18..Stati qui nel significato storico di stati dello Stato feudale. Stati con privilegi determinati e limitati. Larivoluzione della borghesia abolì gli stati insieme ai loro privilegi. La società borghese non conosce più che classi. Ladesignazione del proletariato quale “quarto stato” era perciò in assoluta contraddizione con la storia. F.E. [Nota diEngels all’edizione tedesca del 1885.] (Engels allude qui a Ferdinand Lassalle, e precisamente alla sua conferenza “Sulparticolare rapporto tra l’attuale periodo storico e l’idea dello stato operaio”, tenuta il 12 aprile 1862 all’Associazioneartigiana di Berlino e pubblicata poi in opuscolo per lo più con il titolo Programma operaio.)circo

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