Deleuze e Guattari L’anti-Edipo Capitalismo e schizofrenia

da cap. 1 psicologia materialista (da usarsi a piccole dosi)

“La mancanza è disposta, organizzata, nella produzione sociale. Essa è controprodotta dall’istanza d’antipro-duzione che si piega sulle forze produttive e se le appropria. Non viene mai prima; la produzione non è mai organizzata in funzione di una mancanza anteriore, è la mancanza che viene a situarsi, a vacuolizzarsi, a propagarsi secondo l’organizzazione d’una produzione preliminare Questa pratica del vuoto come economia di mercato, è l’arte di una classe dominante: organizzare la mancanza nell’abbondanza di produzione, far spostare tutto il desiderio verso la grande paura di mancare, far dipendere l’oggetto da una produzione reale che si suppone esterna al desiderio (le esigenze della ra-zionalità), mentre la produzione del desiderio passa nel fantasma (nient’altro che il fantasma). Non c’è da una parte una produzione sociale di realtà, e dall’altra una produzione desiderante di fantasma. Tra queste due produzioni non si stabilirebbero che legami secondari d’introiezione e di proiezione, come se alle pratiche sociali si abbinassero pratiche mentali interiorizzate, oppure come se le pratiche mentali si proiettassero nei sistemi sociali, senza che le une intacchino mai le altre. Sintantoché ci accontentiamo di stabilire un parallelo tra il danaro, l’oro, il capitale e il triangolo capitalistico da una parte e la libido, l’ano, il fallo e il triangolo familiare dall’altra, ci abbandoniamo a un piacevole passatempo; ma i meccanismi del danaro restano del tutto indifferenti alle proiezioni anali di co-loro che lo maneggiano. Il parallelismo Marx-Freud resta del tutto sterile ed indifferente, mettendo in scena termini che si interiorizzano o si proiettano l’uno nell’altro senza cessare d’essere estranei, come nella famosa equazione da oro=merda. In verità, la produzione sociale è unicamente la produzione desiderante stessa in condizioni determinate. Noi diciamo che il campo sociale è immediatamente percorso dal desiderio, che ne è il prodotto storicamente determinato e che la libido non ha bisogno di alcuna mediazione o sublimazione, di alcuna operazione psichica, di alcuna trasformazione, per investire le forze produttive e i rapporti di produzione. Non c’è che desiderio e socialità, e nient’altro. Anche le forze più mortifere e repressive della riproduzione sociale sono prodot-te dal desiderio, nell’organizzazione che ne deriva in tale o tal’altra condizione che dovremo analizzare. Per questo il problema fondamentale della filosofìa politica resta quello che Spinoza seppe porre (e che Reich ha riscoperto): «perché gli uomini combattono per la loro servitù come se si trattasse della loro salvezza? » Come si arriva a gridare: «ancor più imposte, meno pane! » Come dice Reich, il sorprendente non è che della gente rubi, che altri facciano sciopero, ma piuttosto che gli affamati non rubino sempre e che gli sfruttati non facciano sempre sciopero: perché degli uomini sopportano da secoli lo sfruttamento, l’umiliazione, la schiavitù, al punto di volerle non solo per gli altri, ma anche per se stessi? Mai Reich è pen-satore così grande come quando rifiuta di invocare un misconoscimento o un’illusione delle masse per spiegare il fascismo, e reclama una spiegazione tramite il desiderio, in termini di desiderio: no, le masse non sono state ingannate, hanno desiderato il fascismo in tal momento, in tali circostanze, ed è questo che occorre spiegare, la perversione del desiderio, gregario ‘. Reich tuttavia non riesce a dare una risposta sufficiente, perché a sua volta ripristina quel che stava abbattendo, distinguendo la razionalità così com’è o dovrebbe es-sere nel processo della produzione sociale, e l’irrazionale nel desiderio, il secondo soltanto essendo di competenza della psicanalisi. Riserva allora alla psicanalisi la spiegazione del «negativo», del «soggettivo», e dell’«inibito» nel campo sociale. Si riconduce necessariamente a un dualismo tra l’oggetto reale razionalmente prodotto, e la produzione fanta-smatica irrazionale. Rinuncia a scoprire la comune misura o la coestensività del campo sociale e del desiderio. Il fatto è che, per fondare veramente una psichiatria materialistica, gli mancava la categoria di produzione desiderante, cui il rea-le fosse sottoposto tanto nelle forme dette razionali che in quelle irrazionali. L’esistenza massiccia di una repressione sociale relativa alla produzione desiderante non intacca per nulla il nostro prin-ipio: il desiderio produce del reale, o anche: la produzione desiderante non è altro che la produzione sociale. Non si trat-ta di riservare al desiderio una forma particolare d’esistenza, una realtà mentale o psichica che si opporrebbe alla realtà materiale della produzione sociale. Le macchine desideranti non sono macchine fantasmatiche o oniriche, che si distin-guerebbero dalle macchine tecniche e sociali, e che si affian-cherebbero ad esse. I fantasmi sono piuttosto espressioni secondarie, che derivano dall’identità di due sorte di macchine in un ambiente dato. Così il fantasma non è mai individuale; è fantasma di gruppo, come ha saputo mostrare l’analisi isti-tuzionale. E ci sono due sorte di fantasmi di gruppo, perché l’identità può essere letta nei due sensi, a seconda che le mac-chine desideranti siano prese nelle grandi masse gregarie ch’esse formano, o a seconda che le macchine sociali siano ricondotte alle forze elementari del desiderio che le formano.”

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