Le terre pubbliche non si svendono!

Ospitiamo il comunicato del Comitato “Umbria Terra Sociale” a proposito della prossima asta pubblica per la vendita di 11 lotti di terreno.

977423_140999826089618_524552588_oTre anni or sono di fronte alla paventata possibilità, seguita al disastroso riordino delle Comunità Montane, di svendita del patrimonio regionale umbro (fatto principalmente di casali e terreni boscati) per fare cassa, su iniziativa di diversi soggetti si è costituito il Comitato “Umbria Terra Sociale” (https://www.facebook.com/UmbriaTerraSociale/?fref=ts) che aveva come obiettivi il blocco della vendita e la costruzione di un percorso, seppur parziale, anticrisi, che consentisse l’utilizzo di quelle terre per un agricoltura di qualità e per la creazione di posti di lavoro. Si tentò di ragionare attorno alla possibilità di costruire un “Banco della Terra”, cui far conferire tutti i beni per poi assegnarli tramite bandi di evidenza pubblica diminuendo il carico degli investimenti per questi progetti di nuovi insediamenti. La proprietà dei beni avrebbe dovuto rimanere pubblica ed i progetti avrebbero dovuto contenere elementi di restituzione di valore sociale al pubblico visto le possibilità di utilizzo dei beni. Si discuteva di accesso alla terra per giovani e disoccupati.

Altro presupposto importante era la possibilità per i piccoli produttori, ovviamente non soltanto per chi avesse avuto accesso alle terre pubbliche, di non dover sottostare a regolamentazioni adatte per i grandi produttori, prima per un problema di costi e poi per una questione di tipicità dei prodotti, si può produrre in modo salubre senza che questo impedisca di ricavare un minimo reddito dal proprio lavoro.

Con queste premesse abbiamo organizzato una serie di incontri territoriali e di scambi tra i diversi soggetti partecipanti e i nostri rappresentanti in Regione che hanno visto il Consiglio Regionale dell’Umbria approvare la legge 37/2014 (a firma Oliviero Dottorini (Idv), Damiano Stufara (Prc), Fausto Galanello e Luca Barberini (Pd)) in data 25 marzo 2014. Da quel dì è iniziata un’altra partita per l’approvazione del regolamento. La partita era, oggi come allora, tra chi riteneva utile destinare in prima battuta e sottolineo in prima battuta le terre pubbliche a questo scopo, e chi preferiva contabilizzarle ed inserirle a bilancio ed a quel punto venderle. Esperti e tecnici hanno provato a spiegarci che quel che volevamo non si poteva fare tecnicamente, ma siamo andati avanti con tenacia e in data 18 marzo 2015 (sì, un anno dopo) il regolamento è stato approvato in Commissione e predisposto per l’approvazione da parte della Giunta Regionale.

Ci sono state le elezioni regionali e abbiamo avuto in dote una giunta monocolore del PD, scopriamo dai giornali che in data 29 settembre invece che l’approvazione del regolamento si terrà un’asta pubblica per la vendita di 11 lotti. Pur essendo una Giunta in continuità con la precedente nessuno ha pensato di convocare il Comitato ancora attivo per discutere delle intenzioni della Regione che fa della semplificazione e della trasparenza, della partecipazione dei cittadini le proprie bandiere.

Augurandoci che l’asta vada deserta (c’è anche il forte rischio di svendita del patrimonio), invitiamo la Regione a riconvocarci ed approvare il regolamento attuativo della legge 37/2014 in tutte le sue parti e cioè sia quella relativo all’accesso alla terra, sia quello relativo alla commercializzazione.

Ho l’impressione che ci sia più impegno da parte della Regione nel perseguire chi non commette reato ed ha diritto a costruirsi un reddito dal proprio lavoro coltivando, trasformando e commercializzando prodotti ad alto valore di tipicità, che nel non svendere il patrimonio pubblico a chi ha sufficiente capitale per comprare e non deve rendere conto a nessuno di come quei terreni pubblici verranno utilizzati.

Le terre pubbliche sono un bene comune, impediamone la vendita!

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