Critica del Programma di Gotha Karl Marx (1875) Pubblicato da Engels nel 1891

5. “La classe operaia agisce per la propria liberazione anzitutto nell’ambito dell’odierno Stato nazionale, essendo consapevole che il necessario risultato del suo sforzo, che è comune agli operai di tutti i paesi civili, sarà l’affratellamento internazionale dei popoli.”

In opposizione al Manifesto comunista e a tutto il socialismo precedente, Lassalle aveva concepito il movimento operaio dal più angusto punto di vista nazionale. Si va dietro a lui in questo, e ciò dopo l’azione dell’Internazionale!

S’intende da sé, che per poter combattere, in generale, la classe operaia si deve organizzare nel proprio paese, in casa propria, come classe, e che l’interno di ogni paese è il campo immediato della sua lotta. Per questo la sua lotta di classe è nazionale, come dice il Manifesto comunista, non per il contenuto, ma “per la forma.” Ma “l’ambito dell’odierno Stato nazionale,” per esempio del Reich tedesco, si trova, a sua volta, economicamente “nell’ambito” del mercato mondiale, politicamente “nell’ambito” del sistema degli Stati. Ogni buon commerciante sa che il commercio tedesco è al tempo stesso commercio estero, e la grandezza del signor Bismarck consiste appunto in una specie di politica internazionale.

E a che cosa il Partito operaio tedesco riduce il suo internazionalismo? Alla coscienza che il risultato del suo sforzo “sarà l’affratellamento internazionale dei popoli,” – frase presa a prestito dalla Lega borghese della libertà e della pace [8], e che deve passare come equivalente dell’affratellamento internazionale delle classi operaie, nella lotta comune contro le classi dominanti e i loro governi. Nemmeno una parola, dunque delle funzioni internazionali della classe operaia tedesca! E così essa deve far fronte alla propria borghesia, affratellata, contro di essa, con la borghesia di tutti gli altri paesi, e alla politica di cospirazione internazionale del signor Bismarck.

In realtà l’internazionalismo del programma è infinitamente al di sotto perfino di quello del partito del libero scambio. Anche questo partito sostiene che il risultato del suo sforzo è “l’affratellamento internazionale dei popoli.” Ma esso fa pure qualche cosa per rendere internazionale il commercio e non si accontenta di sapere che tutti i popoli, nel proprio paese, a casa loro, fanno del commercio.

L’attività internazionale delle classi operaie non dipende in alcun modo dall’esistenza della “Associazione internazionale degli Operai.” Questa fu soltanto il primo tentativo di creare un organo centrale di quella attività; tentativo che, con l’impulso che dette, ebbe un risultato permanente, ma, nella sua prima forma storica, non poteva più essere continuato a lungo dopo la caduta della Comune di Parigi.

La Norddeutsche di Bismarck era completamente nel suo diritto quando annunciava, con soddisfazione del suo padrone, che il partito operaio tedesco ha ripudiato, nel nuovo programma, l’internazionalismo. [9]

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